Gogoframes è una società di produzione cinematografica romana, fondata da due giovani filmmaker, Stefano Blasi e Antonella Sabatino

Ho conosciuto le facce sorridenti e pixelate di Antonella e Stefano durante una videocall molto interessante, in cui abbiamo parlato di quella che definiscono la prima gogo-avventura: un cortometraggio sull’inquinamento da plastica, dal titolo 68.415.

Cominciamo dall’inizio. Chi siete?
Siamo filmmakers e registi. Circa due anni fa abbiamo creato la società Gogoframes, che realizza videoclip, documentari e materiale audiovisivo. Più o meno nello stesso periodo, sono anche iniziati i nostri percorsi personali verso uno stile di vita plastic-free, e abbiamo sentito la necessità di sensibilizzare sul tema il maggior numero di persone possibile. Da qui l’idea di 68.415.

Di cosa si tratta?
È un cortometraggio di fantascienza ecodistopica, con il quale vogliamo portare all’attenzione del pubblico l’emergenza ambientale dovuta all’inquinamento da plastica. Soprattutto vorremmo che un numero crescente di persone diventi consapevole di quanto l’”usa-e-getta” sia dannoso e privo di senso: la plastica è un materiale estremamente resistente, dura per migliaia di anni, eppure moltissimi oggetti in plastica sono concepiti per essere usati una volta e poi gettati. 
L’idea iniziale del progetto è nata nel 2018, quando abbiamo partecipato a un concorso in cui era richiesta la scrittura di un cortometraggio in 8 ore. Il soggetto che abbiamo scritto ci è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di portarne avanti la realizzazione. Volendoci concentrare sul nostro ruolo di registi, abbiamo capito che serviva allargare il gruppo di lavoro, e oggi il team di 68.415 conta quasi venti persone, tra attori e troupe, a cui devono ancora aggiungersi altre figure professionali. 
Progettare e realizzare un corto necessita di un certo budget, per questo abbiamo partecipato a due bandi, uno indetto dal Nuovo IMAIE e l’altro dal Ministero dei Beni Culturali. In entrambi i casi abbiamo vinto, rispettivamente 20.000 e 30.000 euro. Il fatto che il progetto abbia ottenuto questi riscontri positivi ci incoraggia. Insomma, due commissioni ci hanno premiato, non siamo solo noi che crediamo nella forza della nostra idea!


Bello! Ma il significato del titolo qual è?
Eheh (ridacchiano), non lo diciamo a nessuno. Per capirlo bisogna vedere il corto!
 

 

Qual è lo stato attuale del progetto?
Siamo in una fase avanzata della pre-produzione, stiamo individuando le location in cui gireremo. Inoltre abbiamo intrapreso una campagna di crowdfunding per raccogliere gli ultimi 20.000 euro che ci consentiranno di raggiungere il budget totale necessario all’ultimazione del lavoro.
L’emergenza sanitaria e il lockdown hanno rallentato la lavorazione, ma contiamo di girare quest’estate e di chiudere il corto per fine anno.


Cosa vi aspettate susciti nel pubblico la visione del cortometraggio? 
Il nostro intento principale non è certo quello di insegnare agli altri quale sia il giusto stile di vita per ridurre il proprio impatto ambientale o bacchettare chi faccia uso di plastica usa-e-getta. Non siamo di certo i guru del plastic-free! Vorremmo che quante più persone possibile prendano però coscienza del problema e agiscano di conseguenza. Siamo convinti che chi vedrà 68.415 non potrà più guardare un bicchiere di plastica con gli stessi occhi di prima.
La chiave del successo o meno della lotta alla plastica sta nel numero delle persone che vi aderiscono. L’impatto che ognuno di noi può avere singolarmente è piccolissimo, ma diventa significativo se moltiplicato per un numero sostanziale di persone che applicano dei, seppur minimi, cambiamenti alle proprie abitudini. 
Il gruppo è la componente fondamentale della riuscita di qualsiasi progetto, che sia la lotta alla plastica o la realizzazione di un cortometraggio. 
A dimostrazione della convinzione con cui crediamo nella potenza della collaborazione, abbiamo deciso di esordire con una co-regia (forse complicandoci la vita, chissà). Inoltre abbiamo coinvolto professionisti esterni per creare un team completo, in modo che ognuno portasse le proprie competenze a favore del progetto, e stiamo chiedendo il contributo del pubblico tramite la campagna di crowdfunding. Senza il gruppo, senza le persone, senza il contributo di tutti, questo progetto non potrebbe vedere la luce, esattamente come sarebbe impensabile portare avanti la lotta all’inquinamento da plastica senza una partecipazione massiva.
 

 

Conducendo uno stile di vita consapevole rispetto al consumo di plastica e di oggetti usa-e-getta, come ci si rapporta con l’inevitabile aumento di rifiuti dovuto all’uso di guanti e mascherine degli ultimi mesi?

L’uso di questi dispositivi è necessario, bisogna scenderci a patti, ma crediamo che possa essere anche un’opportunità per far sì che qualcuno, solitamente poco sensibile al tema, si renda conto del problema. Mettere una mascherina o dei guanti non rientra nelle nostre routine e inevitabilmente ci costringe a porre l’attenzione sulle azioni che stiamo compiendo. Ecco, se gettare una bottiglia di plastica può essere un gesto meccanico, che viene compiuto da anni senza nemmeno che ci si faccia più caso, indossare e poi gettare una mascherina o un paio di guanti è insolito e ci costringe a soffermarci in maniera cosciente sull’esperienza dell’usa-e-getta.    

Intorno a Gogoframes si sta formando una community di persone accomunate dall’attenzione alla tutela dell’ambiente e sono in programma iniziative sia online che dal vivo per agire nel contrasto all’inquinamento da plastica. L’invito è di seguire Gogoframes su Facebook e Instagram e di iscriversi alla loro newsletter.
Inoltre, per sostenere il progetto 68.415, è possibile effettuare una donazione su Indiegogo.