Ogni mattina, mi sono svegliato sapendo di dover lavorare. Sarà etica professionale, orgoglio proprio, una missione percepita, sentirsi parte di qualcosa o semplicemente un modo come un altro per mantenermi vivo. Sono un docente di scuola e in questi giorni lunghi in mesi lunghissimi porto avanti la didattica a distanza. 

Lo faccio al meglio che posso, ogni mattina mi alzo, mangio, mi lavo e mi vesto. So  che gli alunni vedranno soltanto la mia parte superiore ma per me vestirmi in modo simile a prima è un'abitudine importante, mi ricorda chi sono e cosa sto facendo. Cerco di dare importanza al mio lavoro in una fase in cui perdere entusiasmo e motivazione è molto facile, questi piccoli atti mi ricordano la routine del mio mondo prima della chiusura.  

Mi preparo a fronteggiare lo schermo: la cattiva connessione, i microfoni che laggano o fanno eco o non funzionano affatto, i programmi che non reggono contemporaneamente una presentazione e la chiamata e cose simili. Va a finire che ogni ora di lezione ha circa dieci/ venti minuti spesi in gestione della chiamata stessa, inoltre si è deciso che non si può fare più di un'ora perché i ragazzi non devono stare troppe ore al pc...e non solo loro.  Non ci si demotiva davanti a questo, eravamo preparati.

Prima di cominciare a spiegare l'attività o la lezione chiedo sempre agli alunni come stanno e come si sentono. Lo facevo anche prima, per cortesia, ora chiedere a tutti "come va, come state" ha un significato diverso, quando mi dicono "bene prof. " tiro un sospiro di sollievo e quindi iniziamo la lezione.

Di solito presento gli argomenti attraverso un PowerPoint che ho preparato prima e condivido il mio schermo, oppure utilizzo un Padlet o un Dashboard o altri programmi, altre volte, semplicemente, si parla. Non si possono tenere tutti i microfoni accesi contemporaneamente, troppi rumori di sottofondo, magari i genitori, magari i fratelli che stanno seguendo un'altra lezione a distanza, magari entrambi. Alcuni alunni all'inizio erano imbarazzati quando veniva chiesto a loro di parlare ma ormai lo fanno tutti. Alcuni si comportavano da sciocchi prima e continuano a farlo. Altri sono assolutamente cambiati, sarà la distanza? Portiamo avanti degli argomenti del programma anche se poi, valutare quanto gli alunni abbiano davvero appreso, tra un lag, un crash, è difficile ma non è questo che davvero conta. Non più, non ora. 

Se la pandemia mi ha insegnato qualcosa è questo: l'importante è esserci. Esserci per un alunno che si accorge che la scuola, spesso tanto odiata, è il luogo dove aveva maggiori legami con i coetanei, dove valeva la pena sbadigliare due ore per poter ridere un quarto d'ora a ricreazione. Dove Ognuno di loro era parte di una comunità, comunità che è compito di noi docenti cercare di tenere viva, anche da dietro uno schermo, anche se vediamo icone e non alunni, anche a distanza. Forse è questo il compito più difficile in questo periodo, la cosa a cui davvero non eravamo preparati e che tutti speriamo si limiti a questa bizzarra fase di emergenza.