“CHI DICE MISTRÀ DICE PALLINI!” IL NOTO PRODOTTO REATINO COMPIE 145 ANNI: MICAELA PALLINI CI RACCONTA LA SUA BELLA STORIA FAMILIARE E DI SUCCESSO IMPRENDITORIALE

È Pallini un gran Mistrà, al caffè dà l’allegria”, recitava così una nota pubblicità degli anni Ottanta. Il prodotto sponsorizzato è il Mistrà della ditta Pallini, un liquore secco a base di sette tipi di anice, ricavato da un processo di tripla fermentazione. Un distillato nato ad Antrodoco nel 1875 dall’esperienza e l’estro di Nicola Pallini, da cui il marchio prende il nome. La distilleria dove venne ideato si trovava al pian terreno di quello che diventerà Palazzo Pallini, un edificio maestoso con elementi decorativi e affreschi che sovrasta in tutta la sua bellezza Piazza del Popolo, al centro del paese. Sarà solo negli anni Venti del Novecento che Virgilio Pallini, figlio di Nicola, sposterà l’attività commerciale a Roma, dapprima in una viuzza vicino al Pantheon e, dagli anni Sessanta in poi, in Via Tiburtina.

 

Micaela Pallini

Attualmente, a gestire l’azienda di famiglia, che quest’anno celebra il 145° anno dall’inizio dell’attività, c’è Micaela Pallini, legittima erede di quinta generazione, la quale ha cercato di portare avanti la tradizione senza rinunciare alla modernità.
È proprio lei a raccontarci una storia affascinante, che affonda le radici nel passato di una vicenda familiare ancorata alla realtà di una piccola cittadina in provincia di Rieti: Antrodoco. 

La vostra azienda nasce dalla libera iniziativa di un piccolo mercante della seconda metà dell'800. Cosa ci può raccontare di lui?

Nicola Pallini era un uomo di umili origini nato a Civitella del Tronto, nelle Marche, da una famiglia di pastori e contadini. Grazie al suo spirito d’iniziativa, decide giovanissimo di iniziare a lavorare come mercante ambulante, commerciando all’ingrosso stoffe che acquistava nel nord Italia, ma anche castagne e liquori. A vent'anni era già diventato un uomo abbiente, grazie alle sue grandi capacità imprenditoriali, l’audacia e l’acuta intelligenza.

Come si intreccia la sua storia con Antrodoco?

Dalle Marche, Nicola decise di trasferirsi per un motivo molto semplice: Antrodoco all’epoca era un punto di snodo importante, in quanto aveva una ferrovia. Questo gli permise di ampliare i propri scambi commerciali con tutto il centro Italia e di potenziare il business. Qui si sposò, ebbe otto figli e acquistò l’edificio oggi conosciuto come Palazzo Pallini, dove crebbe la propria famiglia e aprì l’emporio da cui nacque il famoso Mistrà.

Palazzo Pallini ad Antrodoco

 

Come lo ricordano le persone del luogo?

Come un benefattore, un uomo poco attaccato al denaro, che accettava anche pagamenti a rate e che non metteva pressione ai clienti. Tra le imprese più magnanime, l’istituzione di una sorta di borsa di studio per sostenere i ragazzi meritevoli che non avevano i mezzi adeguati per proseguire gli studi.

Perché successivamente l’attività venne spostata a Roma?

Uno dei figli di Nicola Pallini, Virgilio, avendo ereditato l’attività commerciale del padre, decise di trasferirla a Roma, dopo averci soggiornato per un breve periodo come reduce ferito nella Grande Guerra.  Virgilio riconobbe subito le potenzialità che una grande realtà come quella romana poteva avere per ingrandire l’azienda di famiglia. Qui continuò a sperimentare nuovi prodotti e a perfezionare l’opera di suo padre.

Cos’è la ditta Pallini oggi?

L’azienda attualmente si chiama Pallini Spa, conta trenta dipendenti e fornisce diversi mercati locali e esteri. La Sambuca romana Pallini, per esempio, è molto richiesta soprattutto negli Stati Uniti, mentre nella vendita del limoncello all’interno dei negozi duty-free siamo il secondo leader nel mondo. Il nostro liquore viene prodotto con i limoni della Costiera Amalfitana, raccolti a mano e coltivati senza pesticidi. 

In che modo coniugate tradizione e modernità?

I prodotti tradizionali vengono sottoposti a continue rivisitazioni e miglioramenti, mettendo sempre al centro la qualità e l’innovazione dei gusti. Ai prodotti originari come il Mistrà e il liquore di caffè, inoltre, se ne sono aggiunti altri che stanno riscuotendo un buon successo in Italia e all’estero. Mentre inizialmente, infatti, la ditta produceva soprattutto prodotti di consumazione diurna per la colazione o liquori adatti da bere col caffè, oggi stiamo accontentando un altro tipo di mercato, legato soprattutto alle enoteche, ai bar e ai locali notturni. Attualmente commerciamo anche liquori esteri, come vodka, il rum Goslings delle Bermuda, mezcal, whisky scozzesi come il Berry Bros. & Rudd e bourbon, come il Jefferson's Ocean, gin di ottima qualità, come il N.3, premiato come il migliore gin al mondo, ma anche il gin italiano VII Hills, tutti prodotti da altre aziende, facendo da tramite tra le industrie produttrici e i fruitori.

Quest’anno si celebrano 145 anni dalla nascita della vostra azienda. Cosa avete pensato di organizzare per l’occasione?

Erano in programma diversi eventi che, purtroppo, sono stati cancellati a causa delle restrizioni in corso. Per non dimenticare le origini e celebrare il prodotto che ha dato vita a questa bella avventura familiare e imprenditoriale, abbiamo deciso di pubblicare il libro “Il Mistrà: storia di un sapore antico”, non in vendita nelle librerie, ma distribuito nella sede della nostra azienda. Questo perché è con questo distillato che tutto ciò ha avuto inizio ma soprattutto perché “Chi dice Mistrà dice Pallini!”.