Piramide?  Sasso del predicatore? Sasso con le scale? Molti sono gli interrogativi che ruotano intorno questo misterioso monumento nascosto nei boschi di Bomarzo, poco a Nord di Viterbo. Ci siamo avventurati in questi boschi insieme a Salvatore Fosci, l'uomo che ha (ri)portato alla luce questo antico luogo.

 

La mattina è calda e soleggiata, un tipico mattino di fine Maggio. Noi della redazione di RaccontaLa abbiamo appuntamento con Salvatore in un bar /ristorante poco fuori Bomarzo. Ci aspetta seduto al tavolo in tenuta da esploratore, alto, occhi scuri veloci e un sorriso largo. I suoi modi sono semplici e diretti, rompe subito il ghiaccio e mentre ci riuniamo intorno al tavolo per un caffè inizia a raccontare della zona. La sua storia ci porta a circa 500 anni fa quando il principe Vinicio Orsini, signore di Bomarzo, governava questi luoghi. All’epoca il bosco era molto più rado, i versanti dei colli erano coperti di campi e dalle antiche cave romane si estraevano blocchi di peperino per case, torri e mulini. L’aspetto della pietra segna il passaggio dell’uomo.
 

Salvatore Fosci

L’ inizio del cammino

Salvatore ci guida verso una zona di campagna dove ha un laboratorio per le sue opere in legno. E’ da lì che, attraversato un uliveto, ci ritroviamo nel sentiero che conduce all’interno del bosco. Strada facendo Salvatore ci parla di come la sua famiglia sia legata a questi boschi da generazioni: suo nonno era guardiacaccia, suo padre faceva il pastore. Man mano che scendiamo verso valle, vediamo la storia passare sotto i nostri piedi, rocce segnate dai picconi di antichi scavatori e massi con le orme dal passaggio di pastori, passi persi nel tempo. Salvatore ci fa notare un’iscrizione romana di quasi duemila anni fa. In tempi antichi la zona non era un bosco ma un luogo segnato dall’opera dell’uomo, dalla cava di pietre. I suoi antichi proprietari erano due fratelli della famiglia dei Domizi e hanno estratto qui blocchi per il Colosseo ed altri monumenti che hanno fatto la storia di Roma. La zona ha continuato ad avere questa funzione per secoli, estrazione e poi pascolo. 

Il sentiero che ci porta alla piramide
Un'iscrizione della cava Romana

 

La piramide era lì da prima. Il luogo dove sorge non venne toccato dal produrre umano: roccioso, esposto alla luce solo poche ore al giorno e in forte pendenza non veniva usato per l’agricoltura. Salvatore ci racconta di come la Piramide sia ricavata da un enorme masso di peperino franato a valle, un masso poi scavato e rifinito fino ad assumere la forma che ha attualmente, salvo i per due vani in alto, scavati in epoche successive. Le pietre che compongono la zona, principalmente il peperino, sono frutto dell’azione vulcanica dei monti cimini ere geologiche fa quando questi blocchi di lava cadevano a valle.
Salvatore ci descrive di quando annunciò la sua ri-scoperta : “quando ho detto a mio padre di quello che avevo trovato, questa pietra coperta di rovi nel mezzo del bosco lui, sorpreso mi disse <ah.. il sasso colle scale, il sasso del predicatore>. Era così che lo conoscevano i carbonai, cavatori e pastori della zona ma i nomi di un luogo impiegano molto tempo a cambiare”. La datazione della pietra è tra le poche cose che si possono affermare con sicurezza riguardo alla piramide, quale fosse il suo significato, il suo utilizzo, rimane frutto di semplici ipotesi. Continuiamo a scendere a valle verso la nostra destinazione.

Un Luogo sacro

Ricordata dai pastori e citata dagli archeologi fin dagli anni ’80/90, Salvatore ha iniziato a “ripulire” dai rovi questo manufatto nel 2008 (con il consenso della sovrintendenza) e continua a farlo tutt'oggi, rendendolo agibile.

 

La “piramide” è composta da tre parti principali: la sommità con l’altare, la zona mediana con le vaschette di raccolta e la zona in basso con le scale e i canali di scolo. Nella parte in alto è situata una terrazza rettangolare che termina con un masso, probabilmente un altare, orientato verso Nord-ovest, cioè dove secondo gli Etruschi risiedevano gli dei degli inferi. Si accede a questa terrazza tramite una piccola scalinata di nove gradini posizionata al centro della struttura. Nella parte mediana ci sono due vani quadrati scavati in epoca medioevale, alla base della scala centrale si può trovare una piccola vaschetta quadrata con a fianco altre nove piccole fessure tutte collegate tra loro. 
La parte in basso è composta da una scalinata di 26 gradini a sinistra, nella parte centrale questi gradini si fanno lunghi e sulla destra terminano due lunghi canali che partono dalle vaschette al centro. A destra la base della piramide è stata scavata per facilitare il passaggio verso il luogo.  
Lungo la struttura ci sono diversi fori di forma quadrata posti in punti molto stabili, il che fa pensare che ci fosse un’impalcatura di legno a sovrastare la pietra, come era uso per i luoghi sacri etruschi. 
     Questo sistema di vaschette collegate a canali ci fa ipotizzare che venissero compiute offerte agli dei con il sacrificio di animali. Osservando il sistema di canali che parte dalla vasca al centro della struttura, la precisione geometrica che poi incanala i liquidi dalla vasca verso le scale e il condotto laterale, immagino una piramide coperta di sangue animale tra le grida di antichi riti sacri, un’immagine vivida e colorita ma Salvatore mi riporta alla realtà: “quando mostrai questa vasca a mio padre, mi disse che non si sarebbe riempita con il sangue di un agnello, anche perché il sangue coagula e non scorre come acqua. Offerte animali venivano fatte, sì, ma il sistema di canali serviva per pulire la piramide dal sangue, quello che scorreva lungo i gradini ed il canale laterale era un misto di sangue ed acqua, un’altra fase di un rito ancestrale in cui questi liquidi tornano alla terra nutrendola. Tutto questo insieme di pratiche hanno sempre fatto parte di una ritualità pastorale che si è mantenuta nei secoli, sempre a margine delle religioni ufficiali, sia ai tempi dei romani che nel cristianesimo”.
 

Pozzetto sacrificale

Il guardiano

Osservo la base della scalinata e noto un grandissimo albero, sorto esattamente dove confluiva il miscuglio di acqua e sangue. Non saprei dire quanti anni abbia quell’albero coperto di muschio, ha l’aspetto di un guardiano, una porta al di là della quale si entra in un luogo sacro. Questa è una delle altre poche cose sicure della piramide: quasi nessuno vi saliva. I suoi gradini, così attentamente costruiti per il deflusso dell’acqua, sono troppo antichi e troppo ben conservati. Salire era un privilegio di pochi: sacerdoti, predicatori e animali. 
     Comunque, quando arriviamo alla piramide non siamo soli. Oggi la Piramide è abbastanza conosciuta e ci sono escursionisti e gite organizzate. Il monumento etrusco non è tutelato da alcunché, non una targa, non un’iscrizione o un pannello che descriva qualche cenno storico, meno che mai cestini dell’immondizia. Eppure sono diverse le persone che trattano quel luogo come uno spiazzo da picnic: vediamo una famiglia che bivacca tranquillamente nella parte alta del monumento, altri ragazzi che hanno trasformato un antico muro in postazione per un fuoco sopra cui arrostiscono. Giunge poco dopo di noi una grossa comitiva di escursionisti, la loro guida spiega che nella parte più alta della piramide c’è una terrazza con un altare che punta verso il paese di Giove. E’ in quel momento, quando la guida sta per invitare tutti a salire in cima, che Salvatore interviene, “guardate che non è fatta per salirci, cioè…” e dal gruppo “ ah no?! e tu chi sei?” lui, senza scomporsi “sono quello che ha riscoperto questo posto e che da vent’anni lo tiene pulito e che ha aperto i sentieri per arrivare qui, non sono quello che può dirvi cosa fare o non fare, volete salire, salite, vorrei solo che sapeste che questo era un luogo sacro su cui non si saliva e che se si è mantenuto così da più di duemila anni è perché la gente lo ha trattato con rispetto”. Alla fine non salgono più di sei persone in un gruppo di circa trenta, anche noi rimaniamo alla base a farci foto. 
     Ammirata, conosciuta la Piramide cominciamo a ritornare. Salvatore, con una piccola deviazione ci conduce ad una sporgenza dalla quale è possibile osservare l’intera valle. Uno spettacolo bellissimo dopo mesi passati in casa. Il legame tra il luogo e la nostra guida è evidente e molto stretto, Salvatore ci ripete “Io mi sento un uomo dei boschi… come diceva Vinicio Orsini”. 
 

 

Tornati al punto di partenza ci mostra alcune sue opere: sculture di animali come piccoli totem e altre opere frutto di fantasia. Le sue fonti di ispirazione sono la foresta circostante e il bosco sacro di Bomarzo, più conosciuto come “il parco dei mostri”. E’ proprio lì che ci diamo appuntamento per la prossima escursione insieme, pronti per raccontarla. 
 

Per saperne di più, sul monumento e sulla zona  visitate il sito  http://www.piramide-etrusca.it/ 

L'esperienza di Salvatore Fosci è raccolta nel libro "Vulcano nascosto. Una interpretazione alternativa del Bosco Sacro di Bomarzo".