Un museo-bunker all’interno di un monte, vicino a Civita Castellana. Un luogo nascosto ma non dimenticato dove si incontrano ingegneria, Storia e politica.

Sull’autostrada del Sole, quando ci si trova vicino a Roma si percorre una grande pianura attraversata dal fiume Tevere. In mezzo a questa piana si può notare una montagna la cui forma assomiglia ad un volto, rivolto verso il cielo. Il Soratte. Conosciuto principalmente per magliette e scarpe a basso costo del centro outlet, questa solitaria montagna di calcare è stata teatro di vicende storiche e umane che hanno segnato la storia del nostro paese, soprattutto da quando fu iniziata la costruzione del bunker.
 

 

Una volta attraversato il paese di Sant’Oreste, entriamo in una grande area all’aperto con vecchi mezzi militari dismessi: imponenti artiglierie, lanciamissili e carri armati. Questi mezzi si trovano qui grazie all’associazione “Bunker Soratte” di cui membri hanno pulito e bonificato gli ambienti del bunker in modo da renderli accessibili al pubblico e hanno anche creato il museo Storico Diffuso il “Percorso della Memoria”, un  cammino tracciato sul fianco del monte in cui si vedono le vecchie caserme che ancora portano i segni del bombardamento di 70 anni fa.

Gregory Paolucci, presidente dell’associazione, nato a Sant’Oreste, si sta occupando dell’area dal 2001. “A 26 anni ho cominciato a chiedere al demanio i permessi per visitare la zona. Ciò è stato possibile dal 2001 per la parte esterna e poi nel 2007 siamo entrati nel bunker assieme ad un ispettore del demanio della difesa che convenne che l’unico utilizzo possibile di queste gallerie era quello di museo. Da lì ha inizio l’azione dell’associazione, da un gruppo di appena dieci amici. L’associazione persegue due scopi principali, la ricerca storica e la manutenzione della struttura. Dal 2010 il sito è passato all’amministrazione del comune di Sant’Oreste che ha promosso la ricerca storica così nel 2012 siamo andati in Germania a cercare vecchie foto del bunker. In particolare, nell’archivio storico della città di Koblenz abbiamo rinvenuto 230 foto del Soratte ai tempi dell’occupazione nazista.”

L'autore di questo articolo osserva i vecchi mezzi militari
La visita è interessante sia per adulti che per bambini

“Dentro farà freddo, preparatevi!” così esordisce la nostra guida, Vincenzo Morici, un volontario dell’associazione. Dopo il rituale della misurazione di temperatura e mascherina, entriamo nel Bunker. Notiamo una grande galleria, ci sediamo al centro su delle casse e Vincenzo ci spiega che quanto avremmo visto non è che una parte del complesso scavato. Dei quattordici km di gallerie originariamente previsti ne furono effettivamente realizzati poco più di quattro ma in un tempo straordinariamente breve: in soli quattro anni e mezzo dalla prima pietra cavata il bunker era pronto.

Ma come si è arrivati a creare un sistema così complesso dentro questa montagna?

1) Antichità

Già in epoca etrusca e romana la montagna esercitava un particolare fascino, sia per la sua forma, che per il sorgere isolata nella pianura. Era la montagna sacra al dio Soranus Apollo (detto il Nero, una divinità infera italica) e i suoi sacerdoti vi celebravano rituali notturni coperti da pelli di lupo. Con l’avvento del cristianesimo divenne uno dei luoghi prediletti dagli eremiti. Il futuro papa Silvestro I vi trovò rifugio per sfuggire alle persecuzioni dell’imperatore Costantino e nel VI secolo fu eretta una chiesa sui resti del tempio di Apollo. La chiesa è adornata da preziosi affreschi restaurati in tempi recenti.

2) Medioevo ed età moderna

Nel medioevo fu fondato un monastero sul monte, nucleo da cui avrà poi origine l’attuale paese di Sant’Oreste. La giurisdizione del paese cambiò varie volte nel corso dei secoli in quanto rappresentava un importante punto di controllo del territorio e più avanti per l’estrazione della roccia calcarea.

3) Fascismo e seconda guerra mondiale

Vincenzo ci invita a seguirlo più all’interno del bunker attraversando uno stretto passaggio tagliafuoco per vedere con i nostri occhi. La struttura, avanguardistica per i tempi, è pensata per garantire il sostentamento degli occupanti anche per periodi prolungati. Mussolini aveva intenzione di creare un rifugio per il governo fascista in caso di attacco su larga scala al regno d’ Italia, un luogo al sicuro da attacchi nemici e da cui continuare a governare il paese. Pare che fu il papa Pio XI a suggerire il monte Soratte, isolato e facilmente raggiungibile da Roma. 
Una volta entrati nella prima parte del sistema di gallerie, “la stortina”, sentiamo un leggero vento, impensabile nel cuore di una montagna. La nostra guida ci spiega che nel bunker fu installato un sistema di ventole per far girare ossigeno e soprattutto di espellere l’aria calda, accorgimento importante in caso di incendio all’interno del Bunker.  
Mussolini iniziò i lavori di rilevamento alla fine degli anni venti ma i lavori di scavo iniziarono solo nel 1937. Per la costruzione vennero impiegati operai dal nord Italia e cittadini Santorestesi, in totale al progetto lavoravano più di mille operai divisi in tre turni da otto ore, giorno e notte. Il lavoro era complesso. Vincenzo ci fa infatti notare che le gallerie sono a doppia volta in modo da proteggere dai bombardamenti e dall’umidità, l’acqua che filtra tra la roccia calcarea della montagna veniva raccolta in due canali ai lati dei tunnel per poi confluire in un serbatoio secondario. 
Per dare un’apparenza pubblica al progetto segreto, fu dichiarato che i lavori erano finalizzati ad una filiale di una fabbrica di armi. Il progetto originale prevedeva un sistema di gallerie che avrebbe circondato l’intera montagna, tuttavia a due anni dall’inizio dei lavori scoppiò la seconda guerra mondiale. Mussolini decise di cambiare direzione ai lavori e fortificare in funzione anti-bombardamento le gallerie costruite fino a quel momento.

 

La nostra guida, Vincenzo racconta

Perché il bunker non fu mai utilizzato da chi lo aveva costruito?  

Vincenzo ci racconta di come durante un incontro ufficiale avvenuto nel “nido dell’aquila di Berghof” il duce si vantò con Hitler di possedere un rifugio “imprendibile” situato proprio al centro dell’Italia. Due giorni dopo l’accordo segreto tra Italia e forze alleate del giugno 1943, un gruppo di ufficiali tedeschi visitò il bunker e pochi giorni dopo una colonna di circa mille soldati ne prese possesso. Fu lì che il feldmaresciallo  Kesselring installò il comando generale delle forze di occupazione d’ Italia e poi il comando generale del fronte dell’Europa Meridionale. Per dieci mesi il Monte Soratte fu il centro da cui si diramavano le comunicazioni e ordini ai tutti i soldati tedeschi stanziati in Italia, nei Balcani e nel mediterraneo. I nazisti, installatisi al Soratte, fecero continuare agli operai italiani i lavori di scavo e di adeguamento a difesa dai bombardamenti.
“Guardate queste piccole aperture nella parte bassa della parete – ci fa notare la guida. - In caso di bombardamento lì si potevano trovare quattro maschere per l’ossigeno, l’ordine era di restare accucciati al suolo, immobili, perché prima o poi il bombardamento sarebbe finito e il bunker era progettato per reggere”. Resse. Gli aerei alleati bombardarono il Soratte il 12 Maggio 1944 lanciando migliaia di bombe che devastarono la montagna. I tedeschi all’interno del bunker ne uscirono praticamente illesi. I nazisti abbandonarono il Soratte due settimane dopo, nel giugno del 1944.

4)    Guerra fredda

Dopo la visita agli spazi occupati durante la guerra proseguiamo attraverso gallerie più moderne che collegano i vari bunker antiatomici. Il percorso è più stretto, basso e buio rispetto alla “stortina” perché dopo esser stato abbandonato dai Tedeschi, il Monte Soratte fu utilizzato dall’esercito della Repubblica Italiana come polveriera, cioè deposito di armi e munizioni. A partire dagli anni sessanta, si iniziarono a creare dei rifugi anti-atomici collegati al precedente complesso. 
Questi rifugi erano obbligatori per ogni paese della NATO e avrebbero dovuto ospitare il governo e il Presidente della Repubblica in caso di attacco nucleare su Roma. Il bunker fu utilizzato durante la guerra fredda per alcune esercitazioni in ambito NATO nel programma “Stay Behind-Gladio” ma non vi fu mai ragione di utilizzarlo per gli scopi per cui venne effettivamente pensato. Tutta la documentazione relativa a questo complesso ipogeo è ancora oggi classificata. 
Le porte di accesso a questi bunker sono mimetizzate nella parete e se non fosse per le indicazioni di Vincenzo sarebbe impossibile identificarle. Ogni rifugio è articolato in due piani illuminati in modo diverso per aiutare i residenti a mantenere un ritmo giorno/notte. Oggi questi spazi sono stati allestiti con mobili d'epoca cercando di seguire il progetto originale. L’ ingresso è costituito dalle stanze di decontaminazione, poi un lungo tunnel largo e dal soffitto basso. Alla fine della galleria, si trovano le scale alla zona notte, poi le stanze previste per il presidente della repubblica e quindi una galleria con apparecchiature informatiche militari del periodo della guerra fredda.

5)    Oggi

 In tutto questo rifugio antiatomico mi ha colpito molto un dettaglio: il Doomsday clock, un grafico che rappresenta la storia dell’Umanità sulla terra come un giorno partendo dall’ora 0.01’ come nascita del genere umano e l’ora 0.00 come momento dell’estinzione. L’ora viene calcolata in base al pericolo nucleare, alla situazione geopolitica, ai cambiamenti climatici e alla situazione sociale. Questo “orologio del genere umano” riporta un dato agghiacciante, se nel 2019 eravamo alle 23:58’, nel 2020 siamo alle 23:58’ 20’’,  100 secondi alla mezzanotte, cioè all’estinzione.

6)    Domani

Una volta finita la visita, abbiamo tempo di fare altre domande a Vincenzo e a al presidente Gregory che ci presenta un libro molto interessante, Il bunker Soratte, una Montagna di Storia. Tornato a casa mi capita di leggere una delle dichiarazioni degli ufficiali riguardo al motivo per cui i lavori dei bunker antiatomici si arrestarono: pare che nel 1983 fossero state sviluppate armi capaci di distruggere qualsiasi forma di vita ben oltre i 250 metri di profondità, armi terribili che avrebbero eliminato qualunque abitante del bunker pur lasciando intatta la struttura. Penso a tutti gli sforzi che l’essere umano compie per auto-distruggersi e quanti invece per mantenere in vita sé stesso e la terra, il nostro unico pianeta. Ho in mente il Doomsday clock e gli sforzi che noi, tutti, dobbiamo fare, secondo le nostre possibilità per cercare di portarlo indietro,  almeno qualche minuto.

Gregory Paolucci, presidente dell'associazione “Bunker Soratte”

Da quando è aperto al pubblico questo museo-bunker ha avuto un numero sempre crescente di visitatori. Vincenzo ci dice che: “L’anno scorso abbiamo registrato, tra i 25.000 e i 30.000 visitatori, che per un sito del genere, aperto quattro domeniche al mese non è poco, anche perché tutte le guide nella vita fanno altro, a voi è toccato lo studente della magistrale di ingegneria meccanica.” Vincenzo ride e ci spiega come sia rimasto colpito dall'ingegnosità delle stretture per il tempo  “Di base noi guide riceviamo una formazione sugli aspetti storici su cui poi arriva anche la personalizzazione ma anche la capacità di intrattenere un pubblico. Nel corso dell’anno vengono anche realizzati altri eventi come serate astronomiche con visite al bunker in notturna nell’evento “Bunker di notte” (primo sabato di settembre) e il  Bombing Day, il giorno che ricorda il bombardamento.  Questo evento si tiene nel weekend più vicino alla data del 12 maggio ed è una manifestazione imponente con figuranti in costume e anche la simulazione del bombardamento.

Dal presidente Paolucci veniamo poi a sapere che grazie ad un finanziamento della Regione Lazio presto verrà aperta ai visitatori un'altra grande parte delle gallerie visitabili con un apposito trenino a binario elettrificato. Un'occasione per tornare in questo luogo e scoprire qualcosa di nuovo, un 'opportunità per chi non ci è mai stato di scoprire una vera “montagna di Storia” .

RaccontaLA all'entrata del bunker: Lilla, Francesco, Alessandra e Veronica