Quest’anno il 27 giugno il Pride si svolge online. Ne ripercorriamo la storia e facciamo un bilancio della situazione attuale delle discriminazioni tra i giovani del Lazio con Francesco Angeli, presidente di Arcigay Roma.

A causa dell’emergenza sanitaria, il cinquantesimo Pride si svolgerà esclusivamente online in occasione del Global Pride del 27 giugno, a cui parteciperanno attivisti e artisti da tutto il mondo. Il Lazio Pride sarà rappresentato da Tiziano Ferro, testimonial della manifestazione laziale sin dal 2016. 

La rivolta di Stonewall

Ogni anno, per tutto il mese di giugno, si commemorano i fatti noti come moti di Stonewall, la rivolta che ha segnato storicamente l’inizio del movimento di liberazione della comunità LGBT+ nel mondo. Nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, infatti, si verificò l’ennesima incursione della polizia in un noto locale gay di New York, lo Stonewall Inn. Non era la prima volta.  All’epoca era molto facile essere arrestati per “indecenza”; bastava indossare vestiti non ritenuti adatti al proprio “genere”, tenere per mano una persona del proprio stesso sesso o anche semplicemente frequentare locali gay, come lo Stonewall Inn. 
Si dice che durante quell’incursione tra il 27 e il 28 giugno la donna transgender Sylvia Rivera, dopo esser stata colpita con un manganello, abbia lanciato una bottiglia contro la polizia, dando così inizio alla rivolta che si è protratta nei giorni successivi.  Dall’anno dopo la comunità LGBT+ ha iniziato a ricordare i fatti di Stonewall in occasione dei Pride.

Oggi in provincia

Da anni il Lazio ospita  due Pride: quello di Roma (https://www.romapride.it/), la cui prima edizione risale al 1994 e il più giovane Lazio Pride (https://laziopride.com/), arrivato al suo quinto anno. 
Dopo le edizioni del 2016 e 2017 a Latina, quella del 2018 a Ostia, quella di Frosinone dello scorso anno, alla fine del 2019 le candidate per ospitare il Lazio Pride 2020 erano Ceccano nel frusinate e Velletri in provincia di Roma e Rieti. Poiché quest’ultima candidatura ha sollevato pesanti dichiarazioni omofobe da parte di una consigliera comunale del capoluogo, l’associazione Indiegesta, promotrice della candidatura di Ceccano, si è ritirata dalla corsa, esprimendo solidarietà nei confronti della comunità LGBT+ sabina e sottolineando “la necessità oggettiva e urgente di un Pride nel capoluogo reatino” . Prima dell’emergenza sanitaria, il comitato organizzativo del Lazio Pride, anche a seguito di un sondaggio sui social in cui risultava la favorita, ha assegnato l’edizione 2020 del Lazio Pride a Rieti. L’emergenza sanitaria ha comportato però il rinvio a data da destinarsi dell’evento. 

La presentazione a Rieti del Lazio Pride. Da sinistra: per ARCI Rieti: Domenico Di Cesare, per Lazio Pride: Francesco Angeli, Lucia Caponera, Fabrizio Marrazzo. - FOTO di Paola Cottadini.

La comunità LGBT+ nelle province

Sulla necessità e l’importanza di manifestazioni come il Pride nei piccoli centri e nelle province, abbiamo parlato con Francesco Angeli, presidente di Arcigay Roma: 
 
“Negli ultimi sei o sette anni abbiamo assistito a un incremento del numero dei Pride in Italia. Se nel 2013 erano circa una decina, concentrati nelle città principali, lo scorso anno, in occasione del cinquantenario di Stonewall, si sono tenuti quaranta Pride. E’ chiaro che molti di questi si sono svolti in provincia. Il Pride in provincia è una novità assoluta e raggiunge la cittadinanza in maniera capillare, diventando uno dei principali argomenti di conversazione. Questo effetto è ovviamente meno evidente in città come Roma o Milano in cui il Pride è una manifestazione ormai storica e l’evento è più strutturato.
L’importanza dei Pride in provincia è sostanziale, lo abbiamo appurato ad esempio a Latina, città con una storia politica marcatamente di destra che ora espone ogni anno la bandiera Rainbow.
Lazio Pride nasce proprio dall’esigenza di non dimenticare le province, che spesso rispetto a temi quali l’inclusività risultano arretrate e di evitare che i ragazzi appartenenti alla comunità LGBT+ sentano la mancanza di un punto di riferimento e abbandonino le loro città di origine per spostarsi in centri più grandi. La diffusione capillare dei Pride serve anche a comunicare la presenza della comunità anche nei piccoli centri e a dare il segnale che un cambiamento è possibile ed è in atto, perché si deve essere orgogliosi di chi si è anche dove si è nati e dove si vive.

Parlano i numeri

L’importanza e l’urgenza di manifestazioni come i Pride nella nostra regione viene evidenziata anche dai dati emersi lo scorso maggio da un’indagine condotta da Gay Center nell’ambito del progetto Laboratorio Rainbow su circa 1500 studenti delle scuole superiori del Lazio. Lo scopo dell’indagine era evidenziare come l’omosessualità venisse percepita dai ragazzi tra i 14 e 18 anni, a 30 anni dalla sua depatologizzazione dal registro delle malattie mentali da parte dell’OMS. Dallo studio emerge che solo il 57% del campione riconosce correttamente l’omosessualità come un orientamento sessuale, mentre gli altri ne hanno una concezione erronea (ad esempio il 16% la considera una scelta e circa il 10% una malattia o qualcosa di grave).
“Il fatto che poco più della metà del campione abbia dato la risposta esatta, riconoscendo l’omosessualità come orientamento sessuale, non deve essere considerato un dato positivo” spiega Angeli, che ha seguito in prima persona l’indagine, “in quanto ogni studente LGBT+, in media, dovrà interagire con quasi la metà dei suoi compagni che avranno una concezione sbagliata dell’omosessualità. Inoltre, in una classe di venti persone, entrerà probabilmente in contatto con uno o due bulli che la considerano una malattia. Soprattutto, il dato è fortemente negativo poiché molti di questi studenti sono nati ben più tardi del 1990, anno della depatologizzazione. I risultati sono il riflesso delle scelte dei governi, che non hanno mai voluto investire in una formazione contro le discriminazioni, rendendola obbligatoria nelle scuole come avviene in altri paesi.”
Sperando che Rieti possa ospitare la sua prima parata quanto prima, queste sono le parole con cui Domenico Di Cesare, attivista reatino per i diritti civili, definisce il Pride: “orgoglio, liberazione, ma anche libertà e divertimento, un’occasione dove chiunque può esprimersi per quello che è e per quello che vorrebbe essere.