La villa di Tito a Paterno: un gioiello architettonico romano che torna alla luce 

 

Alzando lo sguardo dal Lago di Paterno, in tempi antichi chiamato Umbelicus Italiae e legato al culto della dea sabina Vacunea, è possibile ammirare un massiccio complesso architettonico.   Questa struttura venne inizialmente identificata come “terme di Tito” ma attualmente ripensato come Villa rustica della famiglia imperiale dei Flavi, risalente al I secolo dopo Cristo. Insieme alle Terme di Vespasiano, (collocate a circa due o tre chilometri dal posto) e al Ninfeo dei Flavi a Borgo sul Velino, (comunqe vicino seguendo la Via Salaria verso l’Aquila), la Villa di Tito fa parte dell’attuale  “Via dei Flavi”. Il percorso, proposto dall’Ufficio di Informazione Turistica del Comune di Castel Sant’Angelo, è un itinerario culturale che ripercorre i luoghi vissuti dalla famiglia Flavia, e include il Museo di Cittareale, borgo che ha dato i natali a Vespasiano.

 

 

Incontro Susan, una gentilissima signora americana, guida turistica, che dedica il suo tempo come volontaria nell’Ufficio Informazione Turistica di Castel Sant’Angelo; è lei che mi accompagna nella visita della Villa a pochi chilometri dal paesino di Paterno. Dal lago omonimo è possibile ammirare l’imponente e maestoso muro di 60 metri di lunghezza formato da quattordici pilastri e tredici nicchie. Facilmente raggiungibile dalla Via Salaria, in una posizione di rilievo e circondata dalle montagne, la villa di Tito domina su un paesaggio  splendido, il quale, in questo periodo dell’anno si colora dei bei toni dell’autunno: un vero spettacolo per gli occhi e un balsamo per l’anima. Malgrado ancora non si sappia esattamente che importanza avesse questa dimora per i Flavi, la bellezza del luogo l’imponenza della struttura, la vicinanza con Cittareale e con altri posti già citati, fanno pensare ad un edificio fondamentale per la famiglia imperiale nei periodi di soggiorno nel territorio reatino. Queste considerazioni hanno spinto alcuni esperti ad avvalorare la tesi che Tito sia morto proprio qui.

 

La pulizia del sito archeologico è avvenuta nel 1993, quando gli addetti ai lavori si sono accorti della potenzialità di questo luogo scoprendo la presenza di cinque stanze e ipotizzando l’esistenza di altre parti. Sono venute alla luce altre sale per un totale di dieci, un possibile criptoportico, una scalinata che collegava gli ambienti sovrastanti a quelli sottostanti, pavimenti, e uno spazio che alcuni studiosi hanno identificato come ninfeo. Tutto questo è stato scoperto di recente, grazie agli scavi del 2018 portati avanti da un gruppo di archeologi canadesi, condotta dai professori Myles Mc Callum e Martin Beckmann con il coordinamento del dottor Simone Nardelli.  Molti ritrovamenti in loco di cocciopesto hanno fatto pensare alla presenza di canali costruiti con questo materiale edile. Questi avevano probabilmente il compito di raccogliere le acque di cui la zona è molto ricca per farle confluire in varie parti della villa e lungo il muro che affaccia sul lago di Paterno. 
 

 

Molti sono i progetti e le visite guidate organizzate nel sito attualmente però sospesi a causa della pandemia da Covid-19. Oltre ai ruderi della Villa, in loco è possibile ammirare il museo dedicato e la struttura che ospita i gruppi di archeologi che periodicamente vengono a scavare nel sito.

Approfittando di questo periodo di stacco, Susan si augura “che questi mesi vengano utilizzati proficuamente per riflettere sulle potenzialità del valore culturale di ciò che si dispone e per trovare nuovi modi per permetterne la fruizione e il godimento.” Ci salutiamo con questo proposito e con tanta bellezza negli occhi.