Una delle leggende più note legate al Monte Soratte è quella relativa al tesoro che vi sarebbe nascosto. E’ una storia in cui fatti documentati, leggenda, dicerie e coincidenze si mischiano dando alla vicenda un fascino particolare e duraturo. La Storia inizia il 20 Settembre 1943 quando i nazisti requisirono alla banca d’Italia oltre 119 tonnellate di oro che nei mesi successivi furono trasportate a nord. Nella notte tra l’1 e 2 Aprile 1944 una lunga colonna di camion della Wehrmacht arrivò al monte Soratte, scortata da quattro automobili delle SS. I camion trasportavano delle casse di legno pesantissime, casse che poi i soldati che viaggiavano sui camion, scaricarono in fondo ad una galleria secondaria. Una volta finito lo scarico i soldati delle SS fecero fuoco sui soldati e poi rovesciarono una colata di cemento a chiudere l’entrata della galleria. Un soldato della Wehrmacht, Willy Vogt era gravemente ferito ma riuscì a rotolare fuori dalla galleria prima che venisse sigillata. Quando cercò di scappare dalla montagna, fu avvistato dai commilitoni che però non lo uccisero ma lo lasciarono scappare. Continuò la sua fuga fino a che fu raccolto da due signori nelle campagne di Rignano Flaminio che lo soccorsero. Gli uomini delle SS erano sulle tracce del soldato e per tenerlo nascosto la coppia di signori decise di spostarsi nella loro casa in provincia di Grosseto. Willy rimase lì sul letto per giorni, delirando e lamentandosi per il dolore ma guarì e, ringraziati i due anziani, partì promettendo che sarebbe tornato.

Willy tornò a guerra finita nel 1948, ringraziò i suoi salvatori e poi partì verso il Monte Soratte dicendo di dover fare alcune ricerche. In quei giorni i carabinieri trovarono in località Fossarocca, vicino alle pendici del monte, una cappella votiva sconsacrata che aveva l’altare distrutto e presentava una buca sul pavimento, una fossa delle stesse dimensioni delle casse che quattro anni prima erano state trasportate dalla Wehrmacht. I carabinieri si misero in contatto con i due anziani che avevano aiutato Willy e allertarono i servizi segreti. Dopo poche ore, gli agenti italiani erano ad Amburgo davanti l’abitazione di Willy Vogt ma trovarono la casa in fiamme ed all’interno il cadavere dell’ex soldato, terribilmente martoriato. 

Da questo punto in poi la storia dell’oro del Soratte diventa argomento di leggende e dicerie per giornali e rotocalchi. Si passano anni in cui avventurosi “cercatori di tesori” battono i dintorni della montagna cercando la colata di cemento con cui fu coperta la galleria dell’oro. La ricerca è difficile anche perché negli anni Cinquanta la montagna è sotto il controllo dell’esercito e nei sessanta dei servizi segreti. Nonostante questi ostacoli l’afflusso di turisti è notevole, tanto che apre anche un ristorante “Il Cercatore d’Oro” tuttavia di questa galleria di cemento non c’è nessuna traccia. Solo alla fine degli anni ottanta il barone Giuseppe Fortezza riesce ad ottenere i permessi per effettuare degli scavi. Un anziano del luogo, Beniamino, assicura di esser stato incaricato dai tedeschi, anni addietro, di scavare una galleria a forma di imbuto rovesciato assieme ad altri tre scavatori di cui lui è l’unico ancora in vita. I lavori sono presentati con grandi celebrazioni e per giorni sono sulle pagine dei giornali, fino a che non arriva l’ispezione di un ufficiale dell’esercito che “propone l’immediata cessazione delle attività per manifesta incapacità degli autorizzati […] considerata la scarsissima preparazione degli autorizzati e per il continuo ambiente giullaresco creato dal personale addetto alle escavazioni, con tutti i rischi del caso […] ” L’ ispezione porta la data del 31 settembre, un giorno che non esiste, tuttavia in seguito a questa relazione i lavori cessarono e la ricerca dell’oro perse via via interesse. Tuttavia…

Durante la nostra visita alla montagna passiamo davanti ad una galleria che l’associazione “Amici del Soratte” ha allestito con un manichino vestito da soldato delle SS ed alcune casse contenenti lingotti (di plastica) a ricordare la leggenda di quest’oro. La nostra guida ci spiega chiaramente che quella galleria non è quella che fu utilizzata, che tutta la composizione è fatta solo per ricordare la storia dell’oro, che quei lingotti esposti sono finti. Ammette con amarezza che ripete queste cose da anni ormai ma che dei venti finti lingotti con cui è stata allestita la scena, ne rimangono undici!