Quattro filologhe di Viterbo, chi di città e chi di provincia, raccontano dei tesori della Tuscia in maniera così accattivante che le leggono ormai più di 5500 persone. Quale è il loro segreto? Ne abbiamo parlato con Carolina, Donatella, Nadia e Viola in occasione del primo compleanno del progetto. 


Vi siete laureate tutte in filologia moderna e avete fatto il corso "Storytelling per il patrimonio culturale" al dipartimento Unitus Disucom. Vi conoscevate già da prima? 
Viola: Io conoscevo Carolina e Nadia conosceva Donatella, poi durante il corso per il tirocinio abbiamo scelto tutte quattro Archeoares, una società di servizi nel settore della cultura. Là abbiamo deciso di mettere in pratica tutto ciò che abbiamo imparato sullo storytelling per il patrimonio culturale e abbiamo aperto una pagina Facebook per raccontare la realtà che vivevamo. Il progetto universitario doveva durare 800 ore ma la pagina andava bene, ci dava soddisfazione, ci piaceva scrivere, quindi abbiamo deciso che avremmo continuato. Abbiamo stabilito un calendario così la pagina è abbastanza attiva. 

Il filo conduttore che vi unisce sarebbe la narrazione personale? 
Nadia: Sì, una narrazione semplice, immediata. Abbiamo scoperto che il fatto storico arido in sé non interessava, invece, se c’è lo storytelling, una fabulazione, la gente capisce in maniera più diretta e prova un’empatia coi personaggi. Per esempio, ho narrato la storia del priore di Santa Maria in Gradi come se lui avesse vissuto qui e dopo ho specificato i fatti storici. Invece, se io avessi raccontato solo il fatto, la gente non l’avrebbe letto. 

Donatella, Nadia, Viola e Carolina

Quali sono le differenze tra il vostro stile di scrittura? 
Carolina: Nadia la capiamo tutte subito perché ha un modo di esprimersi diverso e soprattutto per la materia che tratta, lei è ormai la storica del gruppo.
Viola: Donatella ha uno stile chiaro, trasparente, giornalistico. Approfondisce argomenti di nicchia della storia viterbese, perle della storia recente che lei grazie al passato della sua famiglia riesce a conoscere. 
Donatella: È un modo per attingere al patrimonio di ricordi e di esperienze che ancora abbiamo nelle nostre famiglie, cercando di rendere partecipe chi ci legge, perché poi sono le tante piccole storie che fanno la Storia. Quando racconto qualcosa che è capitato nella mia famiglia, è bello vedere commenti come “è vero, pure a me è successo”. Così creiamo una sorta di rete di esperienze condivise. 
Viola: I lettori si rivedono nelle personalità, nei palazzi che hanno caratterizzato la storia recente di tante famiglie viterbesi. Io, invece, non scendo così tanto in dettaglio e non direi neanche che c’è qualcosa che mi caratterizza, forse io sono la più “politicamente scorretta”. 
Donatella: Invece, Carolina è l’innovatrice! 
Carolina: Io scrivo quello che mi passa per la testa, cerco di prendere ispirazione dalla storia. Una volta quando non mi andava di scrivere qualcosa di lungo ho scritto una poesia, un’altra volta ho proposto un cruciverba.

Come nasce un pezzo?
Viola: Per me è un processo lungo, dura ore e comincio scrivere in base a delle foto che trovo su Viterbo. 
Nadia: Io punto sull’oggetto e non penso troppo, altrimenti non viene spontaneo. Oltre alla storia del sanpietrino che ho narrato dal suo punto di vista, le mie storie sono semplici, racconto situazioni verosimili con l’abbigliamento, col modo di parlare dell’epoca. Leggo tanti romanzi storici e guardo soprattutto i documenti del Cinquecento-Seicento. Per esempio, conoscevo da anni il quadro di Carolino da Viterbo dal Museo Diocesano di Orte, la Madonna col Bambino, però chi fu Carolino? Nonostante non ci siano notizie storiche su di lui, sappiamo che Carolino fu un pittore viterbese nel Cinquecento. Per raccontarlo, ho inventato un momento della sua vita, un’emozione che l’ha spinto a dipingere.
Donatella: La nostra è una narrazione interessante, divertente, affascinante con cui riusciamo anche a svolgere una funzione didattica, coinvolgiamo e insegniamo senza essere pesanti.
Viola: Non eravamo nate così, abbiamo capito col tempo che la fiction cattura l’attenzione e porta il lettore alla conoscenza del piccolissimo dettaglio storico.
Carolina: Anche le foto sono importanti, abbiamo fatto una prova con un post senza immagine che in questo modo ha avuto meno visualizzazioni.
Donatella: Quando mi trovo a fare un giro in un paese, racconto spesso le mie impressioni e quello che scopro con un piccolo fotoreportage; il mio ultimo post di questo genere è stato ispirato a Farnese. 

Recentemente avete pubblicato anche un video sulle pozze termali pubbliche di Viterbo…
Donatella: Questo video, fatto per un progetto, è stata un’occasione per metterci alla prova per un altro tipo di linguaggio, un gioco, un esperimento. Il mondo del social si stanca facilmente e non è pensabile poter continuare con una formula, seppure vincente, per sempre. 

Perché è importante la promozione territoriale per voi? 
Donatella: Intendiamo far conoscere il nostro territorio, però non abbiamo mai nascosto che dietro questo scopo c’è anche quello di rendere consapevoli noi che ci abitiamo delle potenzialità, di avere veri tesori, vuoi una chiesa vuoi una necropoli etrusca… La nostra priorità è risvegliare questa coscienza locale prima, e poi, quando siamo tutti consapevoli della ricchezza che abbiamo, rivolgerci all’esterno e cercare di farla conoscere altrove. Anche perché per ora mancano delle strutture ricettive e succede che i turisti che fanno un giro nella nostra provincia, per mangiare e dormire rientrano a Roma.  
Viola: Vorremmo che i turisti che leggono la nostra pagina avessero un’immagine giusta del nostro territorio e non venissero qui con aspettative sbagliate, perciò dobbiamo raccontare anche delle parti che possono essere migliorate, se un personaggio storico non dovrebbe essere dimenticato, se un monumento rovinato dovrebbe essere patrimonio condiviso. Tramite le storie cerchiamo di sviluppare un attaccamento al territorio che spesso manca o, se c’è, è piuttosto un attaccamento al proprio paese ma non alla Tuscia.

 

Quali sono le sfide nella vostra attività? 
Nadia: Ci sono tante curiosità legate al territorio, ad esempio le storie dei capitani di ventura di Viterbo o la vita di Vittoria Colonna, una delle più grandi donne del Rinascimento, che sono complesse da raccontare in un post. Operando sul social, dobbiamo seguire le dinamiche del social, anche se è un piccolo e continuo compromesso, ma siamo molto fiere che siamo riuscite a creare una pagina educatissima, mai nessuno si è rivolto in maniera sgarbata. 
Viola: Mi rende molto felice che abbiamo veri followers affezionati che ci seguono e commentano sempre. Anzi, ci sono persone che ci scrivono per darci materia da trattare; di solito io chiedo perché non ci raccontano qualcosa loro, ma non sono disposti di mettersi in gioco. Poco tempo fa un signore ci ha chiesto se potessimo, noi, trovare i video della prima messa in scena dell’opera su San Francesco nel Teatro dell’Unione; si fidava del fatto che noi possiamo raccontare la storia della gente comune perché abbiamo dimostrato un’etica e una professionalità. Le persone credono che siamo molto inserite nel tessuto storico-sociale di Viterbo al punto che possiamo anche trovare informazioni, anche se non abbiamo accesi speciali agli archivi della città. I post che scriviamo sono storie vere con una certa ricerca storica alle spalle, con attinenza al dato scrittorio, con fonti spesso citate ma non siamo storiche, noi siamo solo quattro filologhe.

Infatti, ho notato che i vostri post sono a cavallo tra la letteratura, l’articolo, il post e i fatti storici. Non avete mai pensato di pubblicare un libro? 
Nadia: Di recente abbiamo partecipato a un concorso letterario nazionale e ci siamo cimentate nella stesura di un racconto a otto mani. È uscito in una raccolta in cui si può leggere sia questo racconto nostro che una storia di Donatella e una di Carolina.
Viola: Pensavamo di fare una pubblicazione con i post che ci piacciono di più, perché la pagina, in un anno, è diventata un vero raccoglitore di storie sulla Tuscia. 
Donatella: Sarebbe bello avere un riconoscimento ufficiale perché siamo un gruppo di amiche, colleghe e facciamo RaccontiAmo Viterbo per passione, mentre tutte abbiamo altre attività nella vita. 

Il progetto ha cambiato qualcosa sul vostro approccio verso il territorio? Avete una sensibilità maggiore riguardo le sue storie? 
Tutte: C’è sempre un’antennina accesa per trovare le storie, siamo più ricettive, abbiamo uno sguardo più ampio per cercare di capire se un dettaglio può davvero raccontarsi. E’ questo ciò che cerchiamo: dettagli parlanti.

In questo libro si trova il racconto scritto dalle quattro ragazze, inoltre, un altro racconto da Carolina e un altro da Donatella